Bibliografia

ADORNI ANNA MARIA CAROLINA

Fivizzano 19 giugno 1805-Parma 7 febbraio 1893
Nacque da Matteo e da Antonia Zanetti, ricevendo nel battesimo i nomi di Anna, Maria, Carolina, Emilia. Fin dall’infanzia, cristianamente allevata dai pii genitori, diede notevoli prove delle sue egregie disposizioni, dimostrate tra l’altro quando ad appena sette anni, imitando la riformatrice del Carmelo, fece il tentativo di fuggire dalla casa paterna con una piccola amica per andare a convertire gli infedeli. Morto il padre nel 1820 e ridotta la famiglia in povertà, si recò con la madre a Parma, dove assunse l’incarico dell’educazione delle figlie della famiglia Ortalli. Malgrado si sentisse attratta dalla vita religiosa, il 19 ottobre 1826 si unì in matrimonio con Antonio Domenico Botti, impiegato presso la Corte ducale, per aderire al consiglio della madre e del proprio direttore spirituale. Da questa unione nacquero sei figli, che l’Adorni riuscì ad allevare tutti cristianamente. Nel 1844, dopo breve malattia, le morì il marito. Rimase vedova con cinque figli e una pensione ridotta a 433 lire e 35 centesimi all’anno. Fu come cadere dall’agiatezza nella povertà. Avrebbe desiderato entrare in un istituto religioso ma ne fu trattenuta dal suo confessore. Intanto cominciò a visitare le carceri, su consiglio del monaco benedettino Attiliano Oliveros, seguita e accompagnata in questa opera benefica da altre pie donne. Ne parlò alla nobildonna Teresa Botteri Lusardi, e insieme si recarono presso le famiglie distinte della città a sollecitare un’opera di misericordia tanto grande: visitare le carcerate, istruirle nella dottrina cristiana, condurle al ravvedimento. Sorse così, nel 1847, la Società di pie Signore per l’assistenza spirituale delle detenute, approvata con decreto di Maria Luigia d’Austria del 27 luglio di quell’anno. È un caso di volontariato organizzato, che fu accolto con gratitudine dalle autorità, e che continuò facendo del bene fino all’avvento del Regno d’Italia. Nel 1860 fu interdetta la visita al carcere sia alla Adorni che alle visitatrici. Ma qualche anno dopo l’attività fu ripresa per richiesta delle detenute e della stessa direzione del carcere. Per completare l’opera intrapresa, l’Adorni radunò le donne dimesse dal carcere per evitare loro ricadute. A vigilare sulle detenute trovò la maestra d’asilo Pietrina Bergamaschi, che poi rimase sempre con lei. L’Adorni vi si recava ogni giorno, passandovi il pomeriggio e parte della sera, dopo essersi recata al mattino nelle prigioni. Questo ritmo dovette interrompersi per qualche mese, nel 1850, per la malattia e la morte del figlioletto Guido di dieci anni. Il fratellino Alberto era pure morto, decenne, nel 1847. L’Adorni restava con il figlio Leopoldo e la figlioletta Celestina, di sette anni, che morì qualche anno dopo, a tredici anni. Le richieste di ricovero di ex carcerate si fecero più urgenti, e fu necessaria una casa più ampia. L’Adorni chiese al Podestà di Parma l’uso del convento di Sant’Antonio, ma non le fu concesso. Allora si decise a prendere in affitto una casa più ampia in borgo della Canadella. Furono accolte sette o otto ex detenute, a partire dal novembre 1852. Nel frattempo, per iniziativa di Giacomo Lombardini, Vicario capitolare della Diocesi, fu ottenuta dal duca Carlo di Borbone, in data 7 giugno 1853, l’autorizzazione a istituire una Casa di ricovero e di educazione per le femmine ravvedute. Dopo qualche tempo, l’Adorni decise di trasferirsi in quella casa con la figlia. La casa ebbe il nome di Conservatorio, ossia istituto di educazione, ma ben presto se ne venne a conoscere la vera identità: una casa di riabilitazione per ex carcerate ed ex prostitute. Si levarono critiche da ogni parte. Ma in breve la fama delle trasformazioni avvenute in quella casa si diffuse per la città, e le critiche si mutarono in elogi. Da questi inizi prese la sua caratteristica fisionomia l’Istituto del Buon Pastore, fondato con regole proprie dalla Adorni a Parma nel 1857, a somiglianza di quello omonimo di Angers, fondato da Eufrasia Pelletier. Per assicurare perpetuità e provvido governo all’Istituzione l’Adorni fondò pure le Ancelle dell’Immacolata Concezione con il compito specifico di impartire una cristiana educazione alle fanciulle, di preferenza povere e pericolanti. Già sulla fine d’aprile del 1854, l’Adorni si era recata dalla duchessa Luisa Maria di Borbone, divenuta Reggente per il figlio Roberto, dopo che Carlo di Borbone era stato ucciso il 26 marzo di quell’anno. Le aveva chiesto anzitutto di autorizzare la fondazione di una Istituzione religiosa che attendesse alla cura e rieducazione delle ravvedute. Le aveva chiesto poi l’ex convento di San Cristoforo, perché la casa della Canadella non bastava più. Il convento le era stato concesso ma rimase in un primo tempo occupato dai militari e poi adibito a lazzaretto per l’epidemia di colera che afflisse Parma a partire dal luglio 1855. Solo nel gennaio 1856 le erano state date le chiavi. Alla ristrutturazione pensò l’abate benedettino Gianbenedetto Bottamini. Il locale fu diviso in tre reparti: uno per le suore, uno per le ravvedute e uno per la bambine. Vi entrarono sette giovani ex carcerate e nove orfane. Il primo maggio 1857 vi entrarono anche le prime sette giovani desiderose di seguire l’Adorni nel suo spirito e nella sua opera: In questo giorno, primo maggio (scrisse l’Adorni) si diede principio alla Congregazione religiosa, con otto individui per sostenere questa santa istituzione. La Congregazione dell’Adorni non ebbe l’approvazione definitiva da parte del Vescovo se non il 28 gennaio 1893, quasi alla vigilia della morte della Adorni. Nel 1859, appena dopo l’annessione di Parma al Regno d’Italia, si rese necessario un ambiente per stanziarvi le truppe governative che affluivano dal Piemonte e dalle altre regioni del Regno. Il Governatore decise di requisire il convento di San Cristoforo. L’Adorni e il Vescovo si adoperarono per scongiurare la requisizione che avrebbe gettato sulla strada le orfane e le rieducande. Si arrivò a un compromesso: metà del convento fu adibita a caserma e metà lasciata all’Adorni. Le truppe lasciarono il Convento nel 1863. L’anno seguente il Governo ridiede il permesso alle dame visitatrici di riprendere l’opera di volontariato e istituì una Commissione che ne regolasse l’attività: vi fecero parte due suore dell’Adorni. Nello stesso anno fu eretto presso il carcere di Sant’Elisabetta un ospizio per prostitute ammalate di sifilide: l’Adorni e le sue Ancelle continuarono le visite a queste malate come avevano già fatto nel reparto esistente antecedentemente nelle carceri. Nel 1867 scoppiò di nuovo il colera a Parma, e il Comune intimò all’Adorni di sgomberare l’edificio di San Cristoforo, da adibire a lazzaretto, nello spazio di tre giorni. Alle angustie di quei momenti, si fece incontro Mattia Ortalli, che offrì una sua villa in zona San Lazzaro. Qui, per oltre due anni, l’Adorni ebbe occasione di esercitare la sua carità in modi talvolta nuovi, come per esempio l’insegnamento del catechismo e la preparazione alla prima comunione dei bambini o come la visita e l’assistenza ai malati, specie a quelli terminali, portandoli spesso alla conversione e ai sacramenti. Non mancò di interessarsi delle fanciulle della parrocchia, organizzando per loro corsi di economia domestica: di cucito, di ricamo, ecc. Il 15 dicembre 1869 l’Adorni e le sue Ancelle rientrarono in San Cristoforo, ridotto ancora una volta in condizioni disastrose. Finché ebbe forze l’Adorni non si risparmiò. Verso i 70 anni iniziò una artrosi che le deformò le mani e le rese difficile reggersi a lungo in piedi. Si aggiunse poi una progressiva obesità dovuta a disfunzioni delle ghiandole endocrine. Cominciò ad uscire raramente di casa, e finalmente fu ridotta al seggiolone. Nel gennaio 1893 fu colpita da apoplessia con paralisi al lato sinistro, che ne causò infine la morte. In base alla fama di santità, furono fatti da monsignor Evasio Colli, vescovo di Parma, i processi ordinari nel 1940. La causa fu introdotta l’11 gennaio 1952. La Chiesa l’ha proclamata Venerabile il 6 febbraio 1978 e si appresta a elevarla agli onori degli Altari.
FONTI E BIBL.: AAS XLIV 1952, 636; R. Simonazzi, Un Apostolo di Carità. La Serva di Dio Anna Maria Adorni, Parma, 1939; S. Mattei, in Enciclopedia Cattolica, I, 1949, col. 325; F. Baumann, in LThK, I, Friburgo, 1957, col. 157; Raimondo della Purificazione, in Bibliotheca Sanctorum, I, 1961, 266; Dizionario Ecclesiastico, III, 1958, 1411; R. Simonazzi, La vita e le opere di Anna Maria Adorni, Parma, 1894; R. Cioni, Anna Maria Adorni, fondatrice delle Ancelle dell’Immacolata e dell’Istituto del Buon Pastore di Parma, Parma, 1953; D.M. Montagna, in Dizionario Istituti di Perfezione, I, 1974, 125; R. Lecchini, Suor Maria Eletta, 1984; A. Luca, in Gazzetta di Parma 6 febbraio 1986; T. Marcheselli, Strade di Parma, I, 1988, 11; Grandi di Parma, 1991, 6; M. Montani, in Gazzetta di Parma 7 febbraio 1992, 5; A. Luca, Far rifiorire la speranza. Anna Maria Adorni, 1982; P. Bonardi-U. Delsante, Anna Maria Adorni e il suo tempo, 1993; M.P. Cesareo, Anna Maria Adorni e l’Istituto Buon Pastore in Parma. La rieducazione delle ragazze traviate, tesi di laurea, Università cattolica del Sacro Cuore, Milano, 1952; Parmensis Beatificationis et Canoúúnizationis Servae Dei Annae Mariae Adorni, Fundatricis Congregationis Ancillarum Beatissimae Mariae Immaculate, necnon Parmensis Instituti a Bono Pastore – Processus Ordinarii Positio et Sumúmarium, Roma, 1970; A.M. Adorni, Al servizio dei più deboli. Scritti spirituali, a cura di Damiana Passarotti, Città Nuova, Roma, 1983; M. Macúchiavelli Verdelli, Anna Maria Adorni e le città di Parma, Istituto di Scienze Religiose S. Ilario di Poitiers, Parma, 1992-1993; M. Longhi Mazza, Madre Adorni e il volontariato ecclesiale nella seconda metà dell’Ottocento, Istituto superiore di Scienze religiose Santi Vitale e Agricola, Bologna, 1993; F. Magnani, Anna Maria Adorni. Vita e opere, Istituto di Scienze religiose Nicolò V, La Spezia, 1993; A. Bussoni, I cento anni del Buon Pastore, in Gazzetta di Parma; M. Montani, Aperte dal Vescovo le celebrazioni nel centenario della morte. Madre Adorni, eroina tra i miserabili, in Gazzetta di Parma; M. Montani, L’opera di Madre Adorni, in Gazzetta di Parma; M. Montani, Madre Maria Adorni, a cent’anni della morte. Quando il carcere è terra di missione, in Gazzetta di Parma; P. Bonardi-U. Delsante, Anna Maria Adorni e il suo tempo, Parma, 1994; Anna Maria Adorni, 1994, 23-38; Gazzetta di Parma 6 febbraio 1999, 13.

ADORNI CAROLINA, vedi ADORNI ANNA MARIA CAROLINA

fonte: Biblioteca Parma

edizione on line a cura di Carmen Minutoli

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