Pubblicato da: LionCarmenParma85 | maggio 31, 2008

ANNA MARIA ADORNI AL SERVIZIO DEI PIU’ DEBOLI di Maria Placida Cesareo -1-

O Maestra Mia Divina, se avrò la felice sorte di apprendere bene i vostri insegnamenti ritroverò in Voi l\'albero della vita.   A.M.AdorniParte I

Le vie del Signore sono sempre imprevedibili e nuove. Questa è stata la mia riflessione quando sono stata invitata a tenere in questa sede una conversazione sulla fondatrice della mia famiglia religiosa, la venerabile Anna Maria Adorni. Infatti, nell’ambito di questo monastero sbocciò idealmente la “vocazione agli ultimi” della madre Adorni.

            Un monaco benedettino, venuto dalla Spagna, dom Attilano Oliveros, fu infatti il direttore spirituale che indirizzò l’Adorni all’apostolato delle carceri e alle realizzazioni successive.

            Qui, nell’attigua chiesa di San Giovanni, la vedova Botti-Adorni si recava ogni giorno a pregare, prima di iniziare la sua giornata nelle prigioni. Si racconta che la seguisse spesso un grosso cane nero, ringhioso, che si dileguava non appena la pia signora entrava in chiesa. Qui, in questa stessa chiesa, ricevette tante illuminazioni mistiche e anche profetiche.[1]

            Anna Maria Carolina Adorni é una figura semplice e complessa insieme, amabile, ma anche provocante e scomoda. Visse e operò a Parma dal 1820 al 1893, anno della sua morte.

Era nata a Fivizzano, grosso centro storico e commerciale della Lunigiana, il 19 giugno 1805 da Matteo e da Prudenzia Zanetti. Verso il 1820, alla morte del padre e in seguito a un dissesto finanziario della piccola azienda di famiglia, fu costretta ad emigrare con la madre, in cerca di qualche lavoro. Si recarono a Parma, allora governata da Maria Luigia d’Austria.

            Carolina, come veniva chiamata in famiglia, aveva allora quindici anni. Fu accolta come istitutrice  presso la famiglia Ortalli, ma in fondo, aveva solo il compito di fare un po’ di compagnia ai figli degli Ortalli insegnare i primi elementi del leggere e scrivere.

            Dopo qualche tempo, frequentando il monastero delle Cappuccine, sentì l’attrattiva della vita religiosa, ma la madre si oppose. Si presentò poi l’occasione di sposare un impiegato di Corte, il dottor Domenico Botti. Carolina accettò, ritenendo di compiere così la volontà di Dio. Le nozze furono celebrate il 18 ottobre 1826. Carolina aveva ventun anni. Da quel momento divenne la signora Carolina Botti e così fu conosciuta in Parma per tutta la sua vita. Noi, per semplificazione la chiameremo, generalmente, col nome con cui fu ricordata dopo la morte: madre Anna Maria Adorni.

Dopo molti anni, la madre Adorni, divenuta iniziatrice di opere sociali e fondatrice di un istituto religioso, così commentava la sua vocazione ostacolata e il suo matrimonio:

 

                        “Si vede bene (…) che non era l’ora stabilita dalla divina Sapienza. Mio Dio, per    quale strada mi andavate disponendo perché vi servissi nello stato in cui mi trovo!»[1].

 

            Dopo tre mesi dal matrimonio, la madre di Carolina morì improvvisamente. Nel luglio successivo nacque il primo figlio che morì dopo pochi giorni. Iniziava cosi quel susseguirsi di tombe spalancate che costellarono di mano in mano tutta la sua vita.

            In seguito nacquero altri cinque figli, tra cui Clementina che visse solo 24 ore.

            Carolina visse nel matrimonio 18 anni, in armonia col marito e preoccupata di educare i figli all’amore di Dio e a una vita cristiana. Nel marzo del 1844, dopo lunga malattia, le moriva il marito, assistito da lei con amore. Restava vedova a 39 anni con quattro figli, di cui tre ancora in tenera età.

Dalle memorie citate veniamo a conoscere che alla morte del marito si risvegliò in lei il desiderio della vita claustrale, anzi sentiva in sé una forte ispirazione a divenire fondatrice di una qualche istituzione religiosa:

 

                        «E a questo mi sentivo internamente mossa da una Volontà così superiore alle mie             forze, che non potevo farle alcuna resistenza»[2].

 

            Rendendosi conto che tale aspirazione non si accordava con doveri verso i figli, ancora piccoli, e che non era immaginabile data la povertà in cui era caduta dopo la morte del marito, ne parlò al padre Oliveros, perché l’aiutasse a distogliersi da quei pensieri. Ma il padre non la distolse; anzi l’esortò a studiare la volontà di Dio che poteva avere su di lei qualche disegno. Intanto compisse qualche opera buona. E l’indirizzò alle carceri femminili di Parma, ad insegnare il catechismo alle detenute.

 

Estratto da : RVENNATENSIA –XVIII- Cesena –2001
***Redazione on line a cura di Carmen Minutoli


[1] A. M. ADORNI, Al servizio dei più deboli, Scritti spirituali, Città Nuova, Roma 1983, p. 74

[2] ADORNI, op. cit., p. 75

 



[1] Vedi A. LUCA, Far rifiorire la speranza – Anna Maria Adorni, 2° ed., Città Nuova, Roma 1982, pp. 52-56.


Responses

  1. Ed è prorpio così!
    Madre Adorni è grande perche ha messo tanto amore in tutto ciò che faceva!
    Ed è un grande esempio a tutti noi!

  2. Al più presto madre Anna Maria Adorni, sarà Beata!

    Ma la cosa più importante è sapere che lei in vita, ha fatto tanto di quel bene, da dare sollievo a molte persone, ed è stata da esempio per molte altre.

    Noi tutti nel nostro piccolo dovremmo fare come lei, in poche parole: DOBBIAMO AMARE DIO CON TUTTO IL NOSTRO CUORE E CON TUTTE LE NOSTRE FORZE, soltando così un giorno potremo vedere il VOLTO DI GESU’ CRISTO, E GODERE IN PARADISO della presenza dei nostri cari defunti, di tutti i santi e di Anna Maria Adorni.

    Che DIO benedica tutti noi, e che Anna Maria preghi per noi tutti.

    Rosario D. Adornetto


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