Pubblicato da: LionCarmenParma85 | maggio 31, 2008

ANNA MARIA ADORNI AL SERVIZIO DEI PIU’ DEBOLI di Maria Placida Cesareo -7-

Parte VII

Congregazione religiosa

 

            Anche la famiglia religiosa della madre Adorni viveva nel segno della provvisorietà. Il decreto vescovile del 1855/56 l’aveva riconosciuta come semplice società di pie donne, ma non l’aveva elevata a congregazione religiosa con voti, come la fondatrice desiderava. Lo chiese al successore di mons. Cantimorri, il vescovo Domenico Maria Villa. Questi ben volentieri accondiscese, ma fece notare che per un completo riconoscimento era necessario comporre una regola che la Chiesa poi approvasse. Nel frattempo egli, con decreto del 25 marzo 1876, eresse l’istituzione in congregazione religiosa col nome di “Pia Casa delle Povere Figlie di Maria per la Città di Parma”.[1]

            Nella lettera che accompagna il decreto si legge:

 

            «Ci congratuliamo del gran bene che ha procurato a questa città cosi vantaggiosa istituzione. Ne ringraziamo il Signore che si compiacque di farla strumento della sua Misericordia sopra le infelici verso le quali Ella più che direttrice é madre tenerissima».[2]

 

            Madre Adorni, seguendo l’invito di mons. Villa si accinse a una revisione della regola delle Suore di Angers per adattarla alle esigenze della sua piccola congregazione e agli scopi che si proponeva. Vi lavorò intensamente, riflettendo e pregando. Quando fu pronta la fece presentare al vescovo, che era allora mons. Andrea Miotti. Questi la fece esaminare da una commissione, ma incontrò l’opposizione di vari ecclesiastici che non avevano fiducia che l’istituzione dell’Adorni sopravvivesse alla fondatrice; inoltre non esistevano redditi fissi, cosa allora richiesta per l’approvazione di una congregazione religiosa. Per questo si dilazionava l’approvazione temendo di esporre al ridicolo la Curia di Parma.

            La Madre aveva confidato alle sue suore: “Non temete; prima che io muoia, il Signore ci darà una grande consolazione”.

            Di fatti il vescovo Miotti, superando ogni opposizione, il 28 gennaio 1893 approvava le costituzioni e ne dava comunicazione alla Madre. Essa poteva ormai cantare il Nunc dimittis, perché la sua Congregazione era stata approvata nel senso più ampio.

 

 

 

 

La santa morte

 

            Ma due giorni prima che le fosse comunicata l’approvazione, madre Adorni aveva avuto un’emorragia cerebrale che le aveva causato una pare si alla parte sinistra. Anche le parole le uscivano con difficoltà. il 28 gennaio aveva ricevuto l’Unzione degli infermi.

            Alle sue figlie costernate, qualche tempo prima, aveva detto:

 

            “lo sono felice perché non ho mai cercato che di piacere al mio Dio fare la sua santa volontà in tutte le cose. Egli sempre è stato il mio tutto e nulla mi mai mancato. Sono contenta di morire per unirmi a Colui che ho sempre amato».[3]

 

            A una suora in confidenza diceva: «Vado a trovare i miei bambini».

            Il 7 febbraio l’ammalata parve migliorare, ma era il miglioramento della morte. Verso sera, ad una certa ora il volto della Madre si illuminò di una luce vivissima. Le suore che l’assistevano ne rimasero stupite. Verso le 19, quasi rispondendo a un arcano richiamo, si addormentò dolcemente nel Signore. Fuori c’era una bianca distesa di neve. Anna Maria Adorni chiudeva cosi a sua lunga giornata, all’età di 87 anni.

            La campanella del convento cominciò a suonare a distesa senza che alcuno la toccasse. Le suore, dopo il primo momento di dolore, si sentirono pervase da una gioia inconsueta che aveva            dello straordinario.

            I funerali si svolsero il 10 febbraio e furono un’apoteosi per concorso di clero e di popolo. Tutti la stimavano santa.

Estratto da – RVENNATENSIA – XVIII – Cesena -2001 

***Redazione on line a cura di Carmen Minutoli


[1] Per la questione del nome, vedi LUCA, op. cit., pp. 154- 155.

[2] Archivio Ancelle Parma.

[3] LUCA, op. cit., pp.197


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