Pubblicato da: LionCarmenParma85 | maggio 31, 2008

ANNA MARIA ADORNI AL SERVIZIO DEI PIU’ DEBOLI di Maria Placida Cesareo -6-

Parte VI

 

Evoluzione dell’Opera

 

            Con le suore, in quel primo maggio, entrarono in San Cristoforo anche sette ravvedute e nove bambine tolte dalla strada. L’opera sembrava cosi avviata. Ma molte vicende si presentarono via via a ostacolarla.

            Il 9 giugno 1959, in seguito ai moti insurrezionali, la duchessa reggente Luisa Maria di Borbone, protettrice dell’opera, abbandonava Parma e prendeva la via dell’esilio. Le subentrava un governo provvisorio che doveva preparare il terreno alla proclamazione di annessione al Regno d’Italia (7 settembre 1859).

            Sotto il nuovo Governo si scatenò una lotta accanita contro tutto quello che aveva impronta religiosa. Furono soppresse le congregazioni religiose, laicizzate le istituzioni educative, sequestrati i beni ecclesiastici, sospettate e vigilate le persone che avevano avuto rapporti con il passato regime.

            La prima opera a risentire della mutata situazione fu l’Unione delle Visitatrici delle Carceri, che fu soppressa. Poi fu la volta dell’ex convento di San Cristoforo: il governo lo voleva requisire per le truppe militari di stanza a Parma. Con fatica si poté ottenere che una parte rimanesse riservata alle istituzioni di madre Adorni.

            I soldati che occuparono un’ala dell’istituto trovarono in madre Adorni una donna di squisite qualità morali, tanto che ne rimasero ammirati e nessun inconveniente si ebbe a lamentare.

            Nel 1863 i soldati lasciarono l’edificio e nel ‘64 alla Dame Visitatrici fu permesso di nuovo di riprendere la loro attività alle carceri. In seguito, quando venne istituita dal Governo la “Commissione Visitatrici delle Carceri”, di cui facevano parte il podestà alcuni avvocati e altri laici, la madre Adorni riuscì a farvi entrare due delle sue suore. In questo modo si poté continuare l’apostolato tra le detenute. Anche nella collaborazione tra istituzioni laiche e religiose, madre Adorni anticipò i tempi.

            Nel 1864 la direzione delle carceri decise di trasferire le detenute colpite da sifilide in un reparto della Casa di Correzione di Sant’Elisabetta: la madre Adorni e le sue figlie ebbero cosi un nuovo campo di apostolato.

            Nuove prove si preparavano. Nel 1867 ci fu a Parma un’epidemia di colera che colpi il 68 per cento della popolazione. Nell’emergenza il Comune requisì l’ex convento di San Cristoforo adibendolo a lazzaretto. A madre Adorni furono concessi tre giorni per sgomberare con tutte le sue suore e le assistite. Per buona sorte la Provvidenza venne loro incontro ispirando il sig. Mattia Ortalli a mettere a disposizione la sua villa di San Lazzaro.

            L’Adorni e le suore rimasero in quella villa fino al 1869. Approfittarono delle circostanze per darsi ad altro apostolato: la catechesi ai bambini, la visita ai malati e agli anziani, l’assistenza ai poveri. La permanenza della madre Adorni a San Lazzaro fu una benedizione per quella parrocchia.

            Rientrate in San Cristoforo le suore speravano di essere lasciate tranquille, ma non fu così. L’edificio di San Cristoforo rimase sempre nell’occhi, del ciclone: alternativamente veniva reclamato dall’intendenza delle Finanze, dal Ministero della Difesa o da altri enti, lasciando sempre l’opera in stato di provvisorietà.

            Ci si potrebbe chiedere su quali fondi contava la Madre Adorni per sostenere le sue Opere. Possiamo rispondere solamente che essa aveva una fiducia illimitata nella Divina Provvidenza che alcune volte intervenne anche in modo straordinario.

            La situazione di permanente povertà non faceva indietreggiare la Madre Adorni di fronte alle necessità che si presentavano. Si ricorda tra l’altro che in occasione dell’inizio dell’opera salesiana in Parma, la Madre si offri a confezionare e a tenere in ordine la biancheria di chiesa: anzi ne offri anche il materiale necessario alla confezione.

            Quando divenne anziana e malata, non potendo dare la sua attività alle opere esterne, non esitò a offrire la sua assistenza spirituale. Molte erano le persone che ricorrevano a lei per consiglio e preghiere. Riceveva tutti con bontà e pazienza e per tutti aveva una parola di fede e di conforto.

            Le sue figlie raccontano che anche mons. Agostino Chieppi si rivolse a lei per consiglio, quando fu ispirato a fondare la sua congregazione. Del chierico Conforti si sa che si rivolse a lei per chiederle preghiere onde guarire da una malattia che pareva compromettergli il sacerdozio. Madre Adorni lo esortò a recarsi a Fontanellato dalla Madonna e gli profetizzò che sarebbe diventato “Padre e Pastore”. Anche il vescovo Villa e il futuro cardinal Ferrari erano tra coloro che frequentavano e onoravano la madre Adorni.

 

Estratto da – RVENNATENSIA – XVIII – Cesena -2001

 

***Redazione on line a cura di Carmen Minutoli

 


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