Pubblicato da: LionCarmenParma85 | maggio 31, 2008

ANNA MARIA ADORNI AL SERVIZIO DEI PIU’ DEBOLI di Maria Placida Cesareo -3-

Parte III

Le Dame Visitatrici delle Carceri

 

            La signora Botti Adorni, nel contatto con le detenute, comprese che Dio la chiamava a dedicarsi alla loro conversione e riabilitazione.

            Quelle povere donne, abituate ad essere trattate come rifiuti della società, si mostrarono diffidenti ed ostili e persino aggressive e volgari verso quella strana visitatrice; ma a poco a poco, l’azione dolce e nello stesso tempo travolgente della vedova Botti finì per conquistarle. La sua presenza, limitata a poche ore settimanali per gli impegni di famiglia, sembrava non bastare più alle stimolanti esigenze di quelle povere recluse. Madre Adorni sentì allora il bisogno di aggregare a sé alcune collaboratrici. Si rivolse ad alcune signore dell’aristocrazia che aveva conosciute nei tempi passati e che sapeva di animo nobile e generoso. Nacque così la “Società delle Pie Signore per l’assistenza spirituale delle detenute nelle Case di Forza e di Correzione di Parma”.

            Il primo accenno a questa istituzione lo abbiamo nel manoscritto citato della madre Adorni, là dove parla del cambiamento che si era verificato nelle detenute e lo attribuisce alla misericordia di Dio «per mezzo di piissime signore che con tanto zelo si prestavano a quest’opera di carità»[1].

            Dalla documentazione reperita nell’Archivio di Stato, veniamo a conoscere che il padre barnabita Giuseppe Maria Palma e la signora Botti, nel gennaio 1847 indirizzarono al presidente del Dipartimento di Grazia e Giustizia e Buon Governo una lettera con la quale chiedevano di permettere a un gruppo di signore di visitare le carceri. Vi si diceva:

 

            «Parecchie Signore di questa città, animate da sentimenti di compassione verso le detenute nella Casa di Correzione e di Forza, mi hanno significato la loro ottima disposizione di recarsi alla detta Casa di Forza per istruire nella dottrina cristiana quelle povere infelici, nelle ore più opportune».[2]

 

            La richiesta, inviata alla duchessa Maria Luigia, che si trovava a Piacenza, ebbe esito favorevole. Infatti Maria Luigia con rescritto del 27 aprile 1847, approvava l’istituzione.

            Nel luglio successivo il vescovo di Parma mons. Neuschel la erigeva canonicamente, ponendola sotto la protezione dei SS. Cuori di Gesù e di Maria.

            Questa fu la prima opera cristiano-sociale voluta dalla Madre Adorni. Dall’elenco delle iscritte alla società, risulta che essa era formata dalle dame della nobiltà di Parma.

            Lo scopo della società era così definito: «Cooperare con il Divin Maestro alla conversione delle povere carcerate, istruendole nella dottrina cristiana e ammonendole a mutar vita e procurandone i mezzi».

            Il motto dell’associazione era: «Ero carcerato e siete venute a me».

            Questo motto teneva desto nelle associate il pensiero che il bene fatto alle povere detenute sarebbe stato premiato dal Redentore come se fatto a Lui stesso. Erano perciò stimolate a sopportare tutti gli incomodi che accompagnano una tale opera di carità.

 

            Le visitatrici non dovevano presentarsi con il loro nome di famiglia, ma dovevano farsi chiamare semplicemente “Sorelle”[3].

            Nelle due case di pena venne introdotto il lavoro e anche l’istruzione  scolastica. La vita di quelle donne si era illuminata di una luce nuova: avevano preso coscienza della loro dignità e gradualmente si aprivano all’azione di Dio. Parecchie vedevano con trepidazione avvicinarsi la fine della loro detenzione, nel timore di essere ricondotte nell’ambiente malsano di prima.

Estratto da: RVENNATENSIA – XVIII – Cesena – 2001

***Redazione on line a cura di Carmen Minutoli


[1] ADORNI, op. cit. p. 68.

[2] Archivio di Stato Parma, Grazia Giustizia e Buon Governo, Busta 237

[3] Regolamento, passim.


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