O Maestra Mia Divina, se avrò la felice sorte di apprendere bene i vostri insegnamenti ritroverò in Voi l\'albero della vita.   A.M.AdorniParte I

Le vie del Signore sono sempre imprevedibili e nuove. Questa è stata la mia riflessione quando sono stata invitata a tenere in questa sede una conversazione sulla fondatrice della mia famiglia religiosa, la venerabile Anna Maria Adorni. Infatti, nell’ambito di questo monastero sbocciò idealmente la “vocazione agli ultimi” della madre Adorni.

            Un monaco benedettino, venuto dalla Spagna, dom Attilano Oliveros, fu infatti il direttore spirituale che indirizzò l’Adorni all’apostolato delle carceri e alle realizzazioni successive.

            Qui, nell’attigua chiesa di San Giovanni, la vedova Botti-Adorni si recava ogni giorno a pregare, prima di iniziare la sua giornata nelle prigioni. Si racconta che la seguisse spesso un grosso cane nero, ringhioso, che si dileguava non appena la pia signora entrava in chiesa. Qui, in questa stessa chiesa, ricevette tante illuminazioni mistiche e anche profetiche.[1]

            Anna Maria Carolina Adorni é una figura semplice e complessa insieme, amabile, ma anche provocante e scomoda. Visse e operò a Parma dal 1820 al 1893, anno della sua morte.

Era nata a Fivizzano, grosso centro storico e commerciale della Lunigiana, il 19 giugno 1805 da Matteo e da Prudenzia Zanetti. Verso il 1820, alla morte del padre e in seguito a un dissesto finanziario della piccola azienda di famiglia, fu costretta ad emigrare con la madre, in cerca di qualche lavoro. Si recarono a Parma, allora governata da Maria Luigia d’Austria.

            Carolina, come veniva chiamata in famiglia, aveva allora quindici anni. Fu accolta come istitutrice  presso la famiglia Ortalli, ma in fondo, aveva solo il compito di fare un po’ di compagnia ai figli degli Ortalli insegnare i primi elementi del leggere e scrivere.

            Dopo qualche tempo, frequentando il monastero delle Cappuccine, sentì l’attrattiva della vita religiosa, ma la madre si oppose. Si presentò poi l’occasione di sposare un impiegato di Corte, il dottor Domenico Botti. Carolina accettò, ritenendo di compiere così la volontà di Dio. Le nozze furono celebrate il 18 ottobre 1826. Carolina aveva ventun anni. Da quel momento divenne la signora Carolina Botti e così fu conosciuta in Parma per tutta la sua vita. Noi, per semplificazione la chiameremo, generalmente, col nome con cui fu ricordata dopo la morte: madre Anna Maria Adorni.

Dopo molti anni, la madre Adorni, divenuta iniziatrice di opere sociali e fondatrice di un istituto religioso, così commentava la sua vocazione ostacolata e il suo matrimonio:

 

                        “Si vede bene (…) che non era l’ora stabilita dalla divina Sapienza. Mio Dio, per    quale strada mi andavate disponendo perché vi servissi nello stato in cui mi trovo!»[1].

 

            Dopo tre mesi dal matrimonio, la madre di Carolina morì improvvisamente. Nel luglio successivo nacque il primo figlio che morì dopo pochi giorni. Iniziava cosi quel susseguirsi di tombe spalancate che costellarono di mano in mano tutta la sua vita.

            In seguito nacquero altri cinque figli, tra cui Clementina che visse solo 24 ore.

            Carolina visse nel matrimonio 18 anni, in armonia col marito e preoccupata di educare i figli all’amore di Dio e a una vita cristiana. Nel marzo del 1844, dopo lunga malattia, le moriva il marito, assistito da lei con amore. Restava vedova a 39 anni con quattro figli, di cui tre ancora in tenera età.

Dalle memorie citate veniamo a conoscere che alla morte del marito si risvegliò in lei il desiderio della vita claustrale, anzi sentiva in sé una forte ispirazione a divenire fondatrice di una qualche istituzione religiosa:

 

                        «E a questo mi sentivo internamente mossa da una Volontà così superiore alle mie             forze, che non potevo farle alcuna resistenza»[2].

 

            Rendendosi conto che tale aspirazione non si accordava con doveri verso i figli, ancora piccoli, e che non era immaginabile data la povertà in cui era caduta dopo la morte del marito, ne parlò al padre Oliveros, perché l’aiutasse a distogliersi da quei pensieri. Ma il padre non la distolse; anzi l’esortò a studiare la volontà di Dio che poteva avere su di lei qualche disegno. Intanto compisse qualche opera buona. E l’indirizzò alle carceri femminili di Parma, ad insegnare il catechismo alle detenute.

 

Estratto da : RVENNATENSIA -XVIII- Cesena -2001
***Redazione on line a cura di Carmen Minutoli


[1] A. M. ADORNI, Al servizio dei più deboli, Scritti spirituali, Città Nuova, Roma 1983, p. 74

[2] ADORNI, op. cit., p. 75

 



[1] Vedi A. LUCA, Far rifiorire la speranza – Anna Maria Adorni, 2° ed., Città Nuova, Roma 1982, pp. 52-56.

Inserito da: LionCarmenParma85 | Aprile 23, 2008

UNA FIGURA DI DONNA EMBLEMATICA: ANNA MARIA ADORNI

Donne & Società
di Carmen Minutoli

Fra le donne che ebbero grande importanza nei secoli passati ricordiamo una figura particolarmente carismatica che visse in Emilia Romagna (Parma) durante il turbinoso periodo dell’800. Era una donna, oggi venerabile, che ha dato molto a questa regione (in modo particolare, perché qui svolse tutta la sua opera), ma al contempo ha lasciato un segno tangibile ai posteri, quindi in tutt’Italia e in Europa, come donna, come religiosa, come figura prodiga alla cura ed al sostegno di persone sole e bisognose di tutto.

Si tratta di Anna Maria Adorni, al secolo nota come la Signora Botti; ella vide gli splendori e la decadenza del governo di Maria Luigia, assisté all’effimero bagliore degli ultimi Borboni e fu testimone della lotta per l’indipendenza italiana e delle vicende che ne seguirono.
Nonostante il generale mutamento delle condizioni di vita della popolazione, della sua stessa famiglia e sue personali, nulla la scosse quanto la triste visione della miseria e della decadenza materiale e morale ovunque dilagante. Mossa da un impulso profondo di porvi rimedio, cominciò a frequentare i luoghi dove la gente veniva lasciata in abbandono e desolazione, come le carceri, i vicoli e i quartieri più retrogradi delle terre emiliane. Il suo principale intento era quello di portare una parola di conforto, un senso di tenerezza materna e la luce della fede.
Amò tutte le persone che incontrò nel suo cammino, con profonda spiritualità, accompagnando quegli incontri con fervide preghiere per promuovere la loro riabilitazione morale (specie di ex detenute, di giovani e bambini in stato di abbandono).
Con il passare del tempo capì che da sola non riusciva a sovvenire a tante necessità quindi istituì un’opera di volontariato, riuscendo a coinvolgere in questa attività benefica molte dame della nobiltà e della borghesia parmense. Riuscì, superando non poche difficoltà (anche a costo di umiliazioni personali) a far costruire una casa/rifugio di accoglienza per tutte quelle donne spesso provenienti dalla prostituzione e da un degrado ed una miseria oltre l’immaginazione). In questo modo, molte trovarono una famiglia, una nuova strada per ricominciare a vivere. Nacque la Casa del Buon Pastore che con il passare del tempo divenne un vero e proprio istituto religioso visto che molte furono le compagne dell’Adorni a prendere i voti divenendo suore; sono oggi le Ancelle dell’Immacolata di Parma, che ancor continuano nell’opera benefica della Madre fondatrice con varie sedi in Italia ed in Europa dell’est (Romania).
Anna Maria Adorni morì a 88 anni il 7 febbraio del 1893. La sua spiritualità e la sua misticità si protrassero nel tempo anche per merito delle sue devote suore che ne hanno proseguito l’opera.
Il 6.2.1978 dopo ben 85 anni la Chiesa riconosce l’eroicità delle sue virtù e la proclama Venerabile. Molti gli scritti e molti gli studiosi che si interessano a questa encomiabile figura femminile che supera lo spazio/tempo e giunge fino al nuovo millennio ricca di speranza e di buone promesse (proprio questo articolo trae spunto da alcune note bibliografiche sulla Madre ad opera di questi studiosi).

Il mio personale incontro con Madre Adorni (o meglio con la sua storia) risale al lontano 1985 proprio nella prima casa da Lei fondata (del Buon Pastore). Oggi ho voluto ricordare questa particolare donna che tanto ha contribuito dal punto di vista sociale-religioso ad alleviare le sofferenze di molti, mettendosi al servizio degli umili. Per molte cose mi ricorda Madre Teresa di Calcutta, alla cui beatificazione sono stata presente il 19 ottobre 2003 in P.zza S. Pietro.

Donne d’altri tempi, ma così attuali e cariche di umanità che non possono non farci riflettere. Non è solo un fatto religioso o semplicemente di fede; è proprio la loro straordinaria capacità di trasmettere amore vero, disinteressato e sincero. Caratteristica che oggigiorno occorrerebbe a molti ma che purtroppo sembra sempre più un’UTOPIA.
Il mio invito ai contemporanei è che le loro storie siano da esempio costante ed incentivo all’altruismo; fattore oggi più che mai da tenere in gran considerazione!
Per chiudere questo flash su Anna Maria Adorni mi sembra giusto citare una sua frase, tratta da uno dei tanti testi della sua biografia “Mio Dio, come và l’uomo da un estremo all’altro senza nulla conoscere e molto meno intendere! Oggi scarsamente e superficialmente giudica, quello che domani, inevitabilmente esalterà ed apprezzerà!“.

Carmen Minutoli 7.2.2007

Inserito da: LionCarmenParma85 | Aprile 21, 2008

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